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L'ultima novità che interessa le SERP di Google sono gli in-dept articles (articoli di approfondimento) che sono articoli lunghi, approfonditi e molto dettagliati.

Si sa che Google (come tutti i motori di ricerca) punta da sempre a fornire i migliori risultati per una data query inserita dall'utente. E' perciò una cosa logica che Google dia molto risalto agli in-depth articles per fornire le risposte più esaustive possibili agli utenti.

Google ha fornito le linee guida per comparire all'interno degli in-depth articles ma si è limitato agli aspetti tecnici, perciò non è dato sapere per esempio quale sia la lunghezza minima del testo, in quale misura siano rilevanti gli elementi off site come ad esempio i back link o gli apprezzamenti dai social network, ecc.

Ecco di seguito gli elementi tecnici necessarie:
- Schema.org Article markup
- Authorship markup
- Paginazione e canonicalizzazione
- Logo dell’organizzazione

Neil Patel, blogger di fama mondiale, fornisce i risultati delle statistiche degli articoli pubblicati su KISSmetrics che vi riassumo qui di seguito

Gli articoli che NON compaiono negli in-depth articles hanno le seguenti caratteristiche comuni:
- lunghezza media del testo: 1.631 parole
- media dei tweet ricevuti: 194
- media dei like ricevuti: 81
- media dei +1 ricevuti: 46
- media dei backlink ricevuti: 47

Invece gli articoli che compaiono negli in-depth articles hanno le seguenti caratteristiche comuni:
- lunghezza media del testo: 2.183 parole
- media dei tweet ricevuti: 315
- media dei like ricevuti: 129
- media dei +1 ricevuti: 87
- media dei backlink ricevuti: 94



Riassumendo il tutto sembrerebbe che Google inserisca negli in-depth articles solo gli articoli lunghi, con maggiori back link e con maggior gradimento dal mondo dei social network. E' anche vero però che un articolo molto più lungo ha le potenzialità per produrre un maggior numero di accessi (long tail) e perciò sarà visto da più persone e di conseguenza riceverà più gradimenti dai social e più back link.
Perciò potrebbe essere che l'unico elemento significativo per entrare negli in-depth articles sia la lunghezza del testo come che potrebbe essere vero il contrario, che cioè la lunghezza non è il fattore determinante ma lo è il numero di gradimenti dai social network (magari solo i +1).
Come sempre chi lavorerà bene produrrà contenuti di ottima qualità che riceveranno back link ed apprezzamenti dai social e vedrà i propri articoli inseriti negli in-depth articles.

Renzo Merelli



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